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Raccolta De Carolis - Sala II (La xilografia - Lo studiolo bolognese di Borgo San Pietro )

Sala II - La xilografia - Lo studiolo bolognese di Borgo San Pietro
(Chiostro di San Francesco - Primo piano)

Nella sala delle xilografie sono disposte le opere donate dalla famiglia De Carolis nel 1974, suddivise per tipologia tematica: la Famiglia, il Piceno, il Mito e la Religiosità. La xilografia, tecnica d’incisione riscoperta da Adolfo De Carolis, si ottiene incidendo su una matrice di legno (dal greco xylon) il disegno, scavando le parti bianche in modo che i segni tracciati siano in rilievo per essere inchiostrati e stampati su carta. Per ammorbidire il segno rude del bulino, De Carolis recupererà la tecnica chiaroscurale inventata da Bruno da Carpi nel 1510, utilizzando due o tre legni fino ad ottenere anche sette tinte.

Nella famiglia apre la serie l’Autoritratto dell’artista, xilografia a due legni, in cui De Carolis si raffigura a mezzo busto, di tre quarti, su sfondo blu ed uniforme, durante una pausa dal lavoro: le mani sono appoggiate sopra ad una tavola in primo piano e la destra regge una sgorbia, mentre lo sguardo è rivolto verso lo spettatore. Seguono i ritratti della madre, Esther De Carolis, in cui il tratteggio si fa più sintetico e regolare, e delle figlie: Adriana, Hadriana Heliodora ed Eleonora.

Accanto ai ritratti sono esposte le xilografie dedicate al lavoro dell’uomo, che ritraggono brani di vita popolare, come quella dei marinai o dei contadini, o frammenti di vita quotidiana della gente umile. Ne Gli zampognari e Il Lavoro, xilografie degli ultimi anni dedicate al lavoro campestre, il segno, fattosi più duro e spesso, si discosta dalla finezza e dalla sinuosità che caratterizzano i ritratti per catturare, non senza una certa ruvidità, le asprezze di un modo arcaico come quello della pastorizia. Sulla stessa parete è presente una serie di xilografie dedicate alla vita del mare, tra le quali Il timone e Il varo, che testimoniano l’attenzione di De Carolis per marinai e pescatori.

L’attenzione di De Carolis si concentra anche sull’universo femminile, in particolare sulle donne che partecipano al lavoro dei loro mariti, trasportando pesce o rifornimenti per gli uomini che si imbarcano, come testimoniano le xilografie La foce e Lido Piceno o, meglio ancora, Le Arche, soggetto scelto da De Carolis nelle fotografie scattate sul litorale adriatico durante il periodo estivo e in alcuni disegni, tratteggiati lungo la spiaggia tra San Benedetto e Pedaso nelle pagine di un piccolo taccuino. Nel 1909 il critico d’arte Raffaele Calzini pubblica sulla rivista “Emporium” un articolo dal titolo Pescatori dell’Adriatico, illustrato da venti fotografie, in cui alcune descrizioni sembrano ricalcare l’andamento compositivo delle xilografie di De Carolis: “Camminano le donne nel tramonto violaceo sulle dune lungo il mare, in una teoria svolgentesi in bell’ordine come in un bassorilievo di colonna; dritto il busto, immobile ed eretto il capo sul collo, incrollabili come cariatidi, la nobiltà del loro portamento e dell’incedere è resa anche più armonica del braccio che, levato in alto, accompagna i movimenti della persona, simile nella sua curva elegante all’ansa di un’anfora.”

Sempre sulla stessa parete è presente la serie delle Carte da gioco, edizione impressa con legni originali di Adolfo De Carolis in occasione del primo centenario della nascita del Maestro e stampata nel maggio 1974 da Bruno Bucciarelli presso la Tipografia Giovagnoli.

Infine, è esposto un gruppo di xilografie con soggetti tratti dai testi biblici (Betsabea) o classici (L’Olimpo, Minerva, Circe, Ila e L’urlo di Achille) o replicati dall’artista nei grandi cicli ad affresco (L’arciere, Minerva, Dant vulnera formam e Nudo maschile). Circe e L’Olimpo vennero utilizzate come reclame per pubblicizzare l’intera collana della serie Poeti Greci tradotta da Ettore Romagnoli e edita da Zanichelli a partire dal 1921. Di particolare interesse è la xilografia con L’urlo di Achille, soggetto tratto dal XVIII libro dell’Iliade, in cui Achille, appresa la morte di Patroclo, si reca sul campo di battaglia accompagnato da Minerva e leva per tre volte un urlo terrificante; la scena illustra la reazione generata dall’urlo di Achille e la follia del terrore che travolge le figure umane come fosse la furia del mare, con un tratteggio costituito da fasci aggrovigliati di linee fluenti che avvolgono ed attraversano i corpi.

Tra le xilografie di soggetto sacro ricordiamo La deposizione dalla croce e La deposizione nel sepolcro, soggetti ripresi anche in due oli degli stessi anni conservati presso la sede comunale, in cui la struttura compositiva e i contrasti chiaroscurali raggiungono esiti espressionistici. Nelle xilografie degli ultimi anni, come Cristo nel villaggio, San Francesco e gli uccelli e San Francesco in adorazione del bambino, tutte del 1925, De Carolis ricerca una semplicità compositiva e una stilizzazione del tratteggio, più deciso e marcato, attraverso un’attenuazione dei contrasti chiaroscurali, sostituiti dalla ricerca di velature cromatiche, espressione di un’essenzialità non solo formale, ma anche spirituale. 

 Sulla parete a sinistra dell’ingresso è esposto il cartone per la vetrata della cappella del Maestro Giacomo Puccini a Torre del Lago raffigurante la Resurrezione, mentre sulla parete adiacente, di fronte alla porta d’ingresso, è raccolta la serie delle illustrazioni per I Fioretti di San Francesco realizzata nel 1926 per l’editore Zanichelli di Bologna. Sempre sulla stessa parete sono esposti Dante Alighieri, xilografia realizzata in occasione del sesto centenario della morte di Dante avvenuta nel 1321, quando il poeta aveva 56 anni, di cui D’annunzio volle una seconda versione con il titolo DANTE ADRIACUS, e La Terra, xilografia a tre legni del 1924.

Nella sala  sono stati inoltre collocati alcuni pezzi di mobilio dello Studiolo bolognese di Borgo San Pietro n. 39 donati nel 2005 dalla famiglia Giovanni De Carolis. Appartengono della donazione, oltre al tavolo da incisore appartenuto ad Adolfo De Carolis, una cassetta a quattro gambe in legno, utilizzata da De Carolis per portare sulle impalcature i colori da utilizzare nelle decorazioni pittoriche, una cassetta in legno contenente piccoli involucri di carta con pigmenti colorati, un servomuto in legno, utilizzato per fissare, mediante puntine, schizzi o disegni da tenere vicini durante la realizzazione di opere ad affresco, e vari contenitori con pennelli e altri strumenti da lavoro.

Mara Cerquetti


Il Timone
Nudo maschile (Il gigante caduto)
Segni dello zodiaco
Segni dello zodiaco

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