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Raccolta De Carolis - Sala I (Il Salone del Podestà di Bologna)

Sala I - Il Salone del Podestà di Bologna
(Chiostro di San Francesco - Primo piano)

Nella sala principale del museo, oggi utilizzata per ospitare convegni e conferenze, sono esposti i bozzetti realizzati dall’artista per la decorazione del Salone dei Quattromila del Palazzo del Podestà di Bologna, impresa che avrebbe dovuto coprire una superficie di 2000 m² per il salone e 1200 per la volta e che impegnò l’artista per circa un ventennio dal 1908 fino alla morte, con lunghe ed alterne vicissitudini, a partire dai lavori preparatori di composizione e stesura dell’intonaco, ai quali probabilmente De Carolis non sovrintese. Parte degli affreschi fu staccata nel 1969 per il grave deterioramento ed è tutt'ora in attesa di restauro. A seguito di alcune scelte progettuali relative al sistema di condizionamento del Salone, gli affreschi di De Carolis non potranno più essere collocati nella sede originaria.

L’allestimento della sala, considerando il rapporto tra il contenitore storico (la Sala Consiliare dell'antico complesso di San Francesco) e l'articolato disegno del ciclo pittorico, mira a ricreare l’organicità del contenuto del ciclo ideato da De Carolis. A tal fine, è stata predisposta una gabbia metallica staccata dalla struttura esistente sulla quale sono stati collocati i bozzetti del salone, creando una sorta di pelle decorativa all'interno delle pareti duecentesche.

L’intero ciclo decorativo può essere scandito in tre grandi sezioni cronologiche: le origini, il periodo tardo-antico e medievale e il Rinascimento, creando una corrispondenza tra il mondo terreno (i fatti storici rappresentati lungo le pareti) e la sfera celeste (il mondo divino e invisibile della volta), passando per un livello intermedio (i peducci e le vele) in cui si situano i grandi exempla del passato e le allegorie.

Lungo la parete di fronte all’ingresso, da sinistra verso destra, si succedono le tele raffiguranti gli episodi salienti della storia di Bologna. I primi due riquadri riguardano le origini della città: Gli Etruschi, rappresentazione simbolica della fondazione di Felsina attraverso il sacrificio di un toro bianco e il tracciato del solco come confine simbolico, e Galli e Romani (o Il trionfo di Emilio), con la raffigurazione della sconfitta delle forze galliche ad opera del console L. Emilio Papo a Talamone nel 225 a. C., episodio che segna il passaggio di Bologna da colonia gallica alla “bonomia” romana. Seguono i riquadri riguardanti il periodo tardo-antico e medievale: I martiri cristiani e Il ritorno da Fossalta (o Re Enzo), che raffigura il ritorno dei bolognesi dalla battaglia di Fossalta del 1249. Accanto sono esposte le tele raffiguranti Lo Studio (o La Città degli Studi), La liberazione degli schiavi (o Paradisum Voluptatis), rappresentazione della promulgazione dell’Editto di abrogazione della servitù della gleba del 1256 ad opera di Rolandino de’Passeggeri, e La posa della prima pietra della basilica di San Petronio, avvenuta nel 1390, simbolo dell’autonomia della città. Nell’ultima area, dedicata al Rinascimento, è raffigurata La costruzione del palazzo, voluta da Giovanni II Bentivoglio a partire dal 1485, con lo scopo di celebrare il “Palatium Domini Potestatis”, luogo privilegiato dei fasti bolognesi.

Sul soffitto sono esposte le tele di grande formato raffiguranti le grandi età ideali che hanno retto la storia dell’umanità. Il primo riquadro, raffigura Il Mondo Antico, detto anche l’Olimpo, centro del culto dei popoli dell’antichità; seguono due figure allegoriche di sostegno al bozzetto andato perduto con la raffigurazione di Rhenus, fiume che qui sta a dividere il mondo antico da quello cristiano. Il terzo riquadro è dedicato al Cristianesimo, con la figura di Cristo che avanza impetuosa verso lo spettatore a mettere in fuga le genti pagane, mentre la tela centrale rappresenta l’Alma Mater Studiorum, la personificazione della città di Bologna, seduta in trono, al centro di uno scomparto ottagonale. La figura, circondata di putti e nudi maschili, è possente ed austera a simboleggiare la grandezza e la bellezza, la sapienza e il prestigio della “città dotta”. Seguono il riquadro dedicato al Medio Evo (I Comuni) e il bozzetto, di minori dimensioni, raffigurante Savena, il torrente considerato, insieme al Reno, l’antico confine della terra bolognese. L’ultima tela del soffitto, La Rinascita, raffigura il cielo del Rinascimento in cui, travolti da un turbinio di nubi, si intrecciano nudi dipinti con toni leggeri e quasi trasparenti. Perno della composizione è la figura femminile che si libra nell’aria al centro della tela, come per risorgere ad una nuova vita, trasportando con sé, come trascinata dal suo slancio, la corona di figure che la circonda.

Sul livello intermedio delle pareti, sopra alle tele raffiguranti gli episodi principali della storia bolognese, sono collocati i bozzetti per i peducci in cui sono rappresentati i grandi uomini bolognesi del passato. Per le età antiche sono presenti quattro figure-chiave che rappresentano le stirpi italiche: Italicus, Emilius, Etruscus e Gallus. Al centro della sala, dopo la figura di Petronio, primo vescovo bolognese e patrono della città, si succedono, a sostegno dell’ottagono raffigurante l’Alma Mater Studiorum, le quattro virtù civili: La Fortezza, La Sapienza, La Libertà e La Giustizia. Seguono i rappresentanti più autorevoli dello Studium bolognese: Irnerius, giureconsulto di origine tedesca considerato il fondatore dello Studium bolognese, Guinizelius, iniziatore del Dolce Stil Novo, e Rolandinus, famoso notaio bolognese del XIII secolo. Infine, nell’ultima parte del ciclo incontriamo le rappresentazioni simboliche delle famiglie nobili protagoniste del Rinascimento bolognese: Pepulus, Francia, Albergatus e Aldrovandus. Il ciclo degli exempla si chiude con la figura di Bentivolus posto sulla parete a destra dell’ingresso, di fronte all’imponente figura di Eridanus, allegoria del fiume Po, posto sulla parete sinistra. Le due figure, incipit ed explicit del ciclo, rappresentano l’origine e il tramonto della città.

Nelle vele, poste nel registro superiore, si succedono, partendo da sinistra lungo la parete di fronte all’ingresso, raffigurazioni simboliche dei quattro elementi (Terra, Aria, Acqua, Fuoco) e delle quattro stagioni (Primavera, Estate, Autunno, Inverno), separate al centro dalla raffigurazione positiva dell’arte (Dio Pan). Sulle pareti ai lati dell’ingresso sono esposte le raffigurazioni simboliche delle quattro fasi della giornata (L’Aurora, La Notte, Il Giorno e La Sera). Lungo la parete d’ingresso, infine, sono collocati i bozzetti con i quattro mondi simbolici (Mondo Naturale, Mondo Umano, Mondo Divino, Mondo Invisibile) e i tre regni naturali (Regno Animale, Regno Vegetale, Regno Minerale), con al centro la raffigurazione negativa dell’arte (Marsia) e il bozzetto con Le Parche, allegoria delle forze superiori che regolano il cosmo.

Completano il disegno generale i bozzetti per le lunette, che scandiscono la successione dei peducci. Nelle teche a destra dell’ingresso alla sala sono inoltre esposti alcuni studi a sanguigna per le figure della sala, in cui De Carolis adotta soluzioni michelangiolesche nello studio delle pose delle figure delle lunette, delle vele e delle scene della volta.

Nei bozzetti ad olio l’effetto monumentale delle figure perde progressivamente di consistenza e le membra, poderose nei disegni, acquistano un rilievo più esiguo per la predilezione di tonalità cromatiche che nell’affresco diventeranno sempre più chiare ed evanescenti da sembrare acquarellate. Nelle scene più affollate le figure sono sfuggenti e abbozzate con morbide pennellate che escludono ogni caratterizzazione fisionomica.

Mara Cerquetti


Aldrovandus
Bentivolus
Eridanus

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