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Pinacoteca civica - Sala III (Salone delle feste)

Sala III - Salone delle feste
(Palazzo Bonomi-Gera - Primo piano)

LA COLLEZIONE DI CERAMICHE

 La collezione di Ceramiche, cominciò a delinearsi negli anni post-unitari, per merito soprattutto del Canonico Cesare Cellini, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Questi, infatti, donò al Museo Civico, fondato ufficialmente il 30 aprile del 1877, la sua ricca collezione di oggetti ceramici di varia provenienza ed altri ne raccolse sollecitando donazioni da cittadini, ecclesiastici, nobili, Enti ed amatori. Ebbe anche la solerzia di elencare in un manoscritto (un libricino a copertina nera di circa 12 x 7 cm. e di una trentina di pagine) oggi quanto mai prezioso, tutti gli oggetti con l’annotazione dei donatori, la minuziosa descrizione dei pezzi e soprattutto la provenienza, per la maggior parte dei casi esatta, avendo fatto tesoro delle indicazioni degli stessi donatori. La successiva catalogazione ministeriale avvenuta nel 1911 non fu altrettanto precisa e spesso si ha difficoltà a riscontrare gli stessi oggetti tra le due catalogazioni attraverso la sola descrizione: quella del Canonico Cellini, quindi, è la vera pietra miliare della Collezione.

Successive donazioni, inoltre, si sono maturate dopo il 1911, ultima quella del mecenate Uno Gera (che ha donato anche il suo palazzo, attuale sede del Museo). La collezione è ricca di circa mille oggetti, naturalmente non tutti di elevato valore artistico e culturale, per cui si è resa necessaria una drastica selezione espositiva, privilegiando i centri ceramici di maggior rilievo, soprattutto marchigiani, zone limitrofe (come Abruzzo, Lazio e Emilia-Romagna, con i centri di Castelli, Anversa degli Abruzzi, Bussi, Urbino, Pesaro, Casteldurante, Esanatoglia, Ascoli Piceno, Faenza, Sassuolo) e, per alcuni oggetti particolarmente significativi, anche altre zone d’Italia (Savona, Albisola, Pavia, Lodi, Deruta, Gubbio, Viterbo, Grottaglie, Doccia, Capodimonte, Candiana di Padova) e d’Europa (Meissen).

Giovanni Corrieri (*) – Vedasi documentazione presso l’Archivio di Stato di Ascoli Piceno. Inoltre: V. Carlo Grigioni, “Ripatransone, l’arce del Piceno”, p.29 , Guida artistica 24.XII.1903 – Narcisa Giorgetti: “Urbanistica di Ripatransone dal Medio Evo a oggi”, tesi di laurea, Anno Acc. 1973/74. relatore prof. Walter Fontana, pag. 156.

I DONATORI

I donatori ottocenteschi non sono elencati alfabeticanmente, ma secondo l’ordine con il quale si incontrano nel manoscritto del Cellini; per ultimi, figurano i più recenti: Canonico Cesare Cellini, Giovanni Montabaldi, Luca Illuminati, Giacinto Antonelli, Antonio Morzano di Napoli, Marchese Alessandro Bruti, Conte Augusto Neroni, N.D Sig.ra Marianna Tassoni, Fratelli Bruti, Enrico Bevignati, Pacifico Edoardo Roccabianca, Giambattista Merli, Malvina De Sanctis in Cellini, Cesare Butolotti, Teresa Ved. Piergallini. Contessa Maria Fenili, P.Luigi Englefield, Francesco Moranti, Vescovo Mons. Francesco Alessandrini, Cav. Luigi Ricciotti, Sigg.ri Sciarra Condivi, Conte Arturo Graffi-Fonseca, Giacomo Tozzi-Condivi, Parmene Illuminati, Felicina Fiorani, Conte Filippo Fedeli, Flavio Piergallini, Basso Marcantoni, Ascanio Tozzi-Condivi, Pacifico Stortini, Ulisse Di Dionisio, Canonico Sante Nicola Jezzi, Ciro Illuminati, Stefano Galosi, Sac. Benedetto Marchetti, P. Giacomo Capitani, Francesco Morganti, Cav. Gaspare Rossetti, Cherubina Petrelli, Filippo Aloisi, Francesco Agnelli, Giuseppe Vulpiani-Corsi, Giovanni Montalboddi, Giacinto Antonetti-Tovagliani, Patrizio Pierazzoli, Ugo Gasparoni, Federico Rosati, Sindaco Rodolfo Tozzi-Condivi, Agnese Iaconi ved. Salerni, D. Andrea De Carolis, Monache di S. Filippo, Monastero domenicano di S. Caterina, Monache di S. Teresa, Municipio di Ripatransone, Mons. Filippo Camassei, Pietro Kojunian, Uno Gera. Giovanni Corrieri


Fiasca da farmacia
Fiasca scaldamani a forma di pistola
Presentatoio
Versatoio

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