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Museo delle Tradizioni popolari - Sala X (La casa)

Sala X - La casa
(Palazzo De Castellotti - Piano seminterrato)

La casa e la famiglia contadina

La diffusione del contratto di mezzadria corrispose anche ad un netto cambiamento del quadro paesaggistico delle campagne perché vincolava il contadino ad abitare sul podere e quindi il proprietario provvedeva a costruire un'abitazione fuori del borgo murato nel fondo stesso, perché la famiglia contadina vi dimorasse in maniera stabile in modo da dedicarsi permanentemente alla terra e su di essa soltanto versasse i suoi sudori quasi che fosse sua diretta proprietà.

Anche ad Offida la mezzadria divenne il contratto predominante per poter avviare quel rapido processo di diffusione della cerealicoltura.

La casa diventò nel corso del tempo, al pari del podere mezzadrile, oggetto di cura ed attenzione da parte del colono per le diverse funzioni che essa doveva assolvere all'interno dell'economia mezzadrile: abitazione per la famiglia contadina, con la cucina al pianterreno e le camere da letto disposte al piano superiore, ricovero per il bestiame e per gli attrezzi con la stalla e gli annessi che occupavano gran parte del pianterreno, il laboratorio per la tessitura con una apposita stanza del telaio. Ne risulta un 'architettura "empirica" che risponde contemporaneamente a necessità diverse: stabilità, funzionalità ed abitabilità dell'edificio.

La cucina era di solito il vano più grande della casa, dominato dal focolare, dove la famiglia colonica si riuniva quotidianamente per consumare il pasto su una grande tavola.
Nell'arredo di questo ambiente era sempre presente una madia per la preparazione del pane. Raramente però in passato vi veniva impastata la farina di frumento ma di solito si ricorreva a cereali minori come il miglio e nei frequenti momenti di carestia anche alla farina di ghiande.

Le relazioni mediche stese per le Marche in occasione dell'Inchiesta agraria Jacini registravano una situazione di poco modificata in seguito all'introduzione del mais.

"Si consumava il pane di biade composto da una mescolanza di farine di ghiande, di fava e di mais, esso era un amalgama rincrescioso al gusto, allo stomaco pesantissimo, che offre il (…) vantaggio di generar presto la sazietà".
"Era la cucina (…) una vasta stanzaccia dalle pareti nere, impegolata di fumo: a destra l'acquaio, e sopra esso, posta di traverso nella rastrelliera, tra secchi ramoscelli di lauro, una lunga fila di scodelle bianche; a sinistra ingombrando mezzo la cucina, la cappa di un camino patriarcale, sotto cui crepitava allegramente una fiamma...".


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