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Museo delle Tradizioni popolari - Sala IX (Il sarto e il calzolaio)

Sala IX - Il sarto e il calzolaio
(Palazzo De Castellotti - Piano seminterrato)

Il sarto

A Offida i mestieri dell'abbigliamento occupavano numerose persone: sarti, cucitrici, lavoratrici di maglie di lana o cotone, stiratrici, lavandaie, merlettaie, ricamatrici.

Il notevole sviluppo di queste attivitą era da ricercare proprio nella relativa facilitą con cui era possibile avviarle.
Infatti il corredo di strumenti necessari era molto limitato ed era sufficiente disporre di un tavolo, di stiramaniche, di un ferro da stiro e di righe e squadre, e nelle botteghe pił attrezzate, di un manichino e di una o pił macchine da cucire per poter esercitare la professione.

Di solito una sartoria avviata poteva contare nel lavoro di cinque o sei persone che avevano mansioni, abilitą e competenze diverse, ma gią dai primi del Novecento il mestiere del sarto va in crisi, risentendo dell'immissione nel mercato di abiti gią confezionati a cui i sarti risposero o con forme di associazionismo o trasformando gradatamente l'attivitą da produttiva a commerciale.

Il calzolaio

I calzolai si occupavano della confezione di scarponi e scarpe; essi vivevano nei borghi rurali e preferibilmente nei mesi autunnali lasciavano il loro laboratorio e andavano nella casa del contadino dove restavano, sistemandosi alla meglio, anche due settimane per fare e riparare le scarpe di tutta la famiglia.
>A lavoro concluso venivano pagati con vino, formaggio e grano o, se le condizioni del contadino erano buone, direttamente in denaro.

Il diffondersi nel secondo dopoguerra delle calzature prodotte industrialmente hanno contratto l'attivitą del calzolaio alla sola riparazione delle scarpe, mentre il laboratorio si andava arricchendo di alcune macchine, la cucitrice e il banco di finissaggio, che ne semplificavano ed abbreviavano metodi e tempi di lavoro.

Il laboratorio del calzolaio era collocato spesso in un'angusta stanzetta, aveva al centro il tradizionale deschetto dove erano posti strumenti e materiali da lavoro. A fianco del deschetto, a terra, vi era il treppiede su cui veniva posta la scarpa durante le lavorazioni. Nelle scansie alle pareti si mettevano le forme in legno, le scarpe in lavorazione, le pelli ed i cuoi per le suole.
Pochi e semplici gli strumenti di lavoro: il trincetto per tagliare, la lesina per cucire, il particolare martello con la testa tondeggiante, le tenaglie, il barattolo della pece, alcuni pennelli, la pietra per battere il cuoio, la raspa e poi i chiodi, brocche, spago, tinture e spazzole.

La confezione della scarpa richiedeva una notevole perizia, sia per il taglio della suola e della tomaia sia per la successiva cucitura; essa era il risultato di un lungo apprendistato iniziato in giovanissima etą e per molti perfezionato ed arricchito con il servizio militare.


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