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Museo delle Tradizioni popolari - Sala VII (La filatura)

Sala VII - La filatura
(Palazzo De Castellotti - Piano seminterrato)

La canapa e il lino

La canapa e il lino, coltivate ad Offida un po' dappertutto, non erano destinate che parzialmente al commercio, ma erano all'origine di un ciclo che si sviluppava e si esauriva quasi completamente nell'ambito dei bisogni della famiglia contadina.

Le piante della canapa e del lino coltivate in piccoli fazzoletti di terra venivano, giunte a maturazione in estate, tagliate direttamente dai contadini che si accollavano anche le altre operazioni precedenti alla filatura.
Infatti la macerazione avveniva in luoghi di fortuna, fosse stagnanti o ruscelli.

Dopo il macero le piante di canapa e di lino venivano lasciate al sole ad asciugare per alcuni giorni e quindi battute con un bastone su un supporto rigido (scavezzatura) o con il macinone, una gramola di grosse dimensioni, e poi passate tra gramole pił piccole che separavano definitivamente le parti legnose da quelle fibrose.

La fibra veniva successivamente pettinata facendola passare attraverso una serie di pettini con denti sempre pił fitti; si procedeva qui alla selezione delle fibre: le pił corte, che formavano la cosiddetta stoppia, venivano destinate ad usi artigianali, mentre quelle pił lunghe si impiegavano nella filatura. La canapa e il lino pettinati passavano nelle mani delle filatrici che a Offida alla fine del XIX sec. lavoravano ancora in modo arcaico impiegando la rocca ed il fuso.

L'incannatura comprende una serie di operazioni necessarie preliminarmente per predisporre il filato ai lavori della tessitura.
Il filo passava inizialmente dai fusi di filatura all'aspo, dove formava delle matasse, che venivano lavate e imbiancate con la cenere (lisciviate).
Le matasse pulite ed imbiancate erano poi poste sull'arcolaio, da dove il filo veniva avvolto e ritorto su cannelle solitamente collegando l'arcolaio con l'incannatoio orizzontale ed operando manualmente l'avvolgimento del filo.

Preparate le cannelle si disponevano i fili per la preparazione dell'ordito da montare nel telaio; si utilizzava a questo scopo una paletta forata che teneva i fili separati. Per spostare i fili dall'orditoio al telaio si formava la treccia che veniva avvolta sui subbi del telaio. I fili dell'ordito venivano poi collegati a seconda del tessuto che si voleva ottenere ai licci del telaio.

Una volta impostato l'ordito la tessitura si snodava abbastanza ripetitivamente nei tempi lasciati liberi dai lavori agricoli: la navetta contenente il filo di trama veniva fatta passare attraverso i fili dell'ordito opportunamente alzati ed abbassati tramite la pedaliera. Al passaggio del filo seguiva un colpo di pettine per compattare il tessuto che veniva man mano avvolto nel subbio.


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