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Museo delle Tradizioni popolari - Sala IIa (Il ciclo del grano)

Sala IIa - Il ciclo del grano
(Palazzo De Castellotti - Piano seminterrato)

Il ciclo del grano

A partire dal XVII sec. Offida, centro prevalentemente artigianale, allargò la coltivazione del grano anche nei territori in pendio e parallelamente sviluppò l'appoderamento di tipo mezzadrile avviando l'agricoltura verso un assetto che ha mantenuto pressoché immutato sino al grande esodo del secondo dopoguerra.

Il bosco ed il pascolo andarono così scomparendo sostituiti dal seminativo a grano ed a mais, un nuovo cereale importato dalle "Americhe" destinato all'alimentazione contadina.

Parallelamente alla cerealicoltura vennero affiancate nelle rotazioni agrarie le coltivazioni foraggiere destinate all'alimentazione del bestiame.
Nel catasto del 1929 ad Offida le aree a cereali coprono più del 50% della superficie agraria mentre foraggiere ed erbai annuali arrivano al 40%.

Durante il regime fascista con la battaglia del grano questa impostazione venne portata alle sue estreme conseguenze creando così le premesse dell'inevitabile crollo del secondo dopoguerra. La crisi della mezzadria e l'abbandono delle terre che ne è seguito non può non essere collegato alle difficoltà che la produzione granaria italiana ha incontrato a causa della concorrenza del grano europeo all'atto dell'adesione del nostro paese al M.E.C. (Mercato Comune Europeo).

Oggi del ciclo del grano così com'era organizzato sino a pochi anni or sono rimane ben poco, se ne possono però leggere i segni negativi nella diffusa calancazione del territorio di Offida.

L'aratro comunemente usato nell'area offidana era il perticaro, uno strumento costruito interamente in legno ad eccezione del coltro e del vomere che erano in ferro. Esso era dotato di un rudimentale versoio piano, la tavola, che rappresenta una delle tracce materiali della rivoluzione agraria medievale (sec. XI-XIII), quando per aumentare la produttività del suolo e diminuire i tempi di aratura all'antico aratro simmetrico si aggiunse un versoio.

Terminata l'aratura si cominciava in ottobre la semina preceduta da una sommaria selezione delle sementi. Il contadino seminava a spaglio gettando direttamente con consumata bravura il grano nei solchi.

Questi lavori terminavano all'inizio dell'inverno e la crescita del grano in primavera veniva seguita con apprensione dai contadini che provvedevano a pulire i campi dalle erbe infestanti. A luglio si cominciava a mietere ed era il momento più critico: in tempi brevi si doveva procedere al taglio di una gran quantità di piante. Occorreva quindi la mobilitazione di un consistente numero di lavoratori che portasse a termine in poco tempo tutto il lavoro.


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