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Museo del Merletto a tombolo - Sala V (La cappella)

Sala V - La cappella
(Palazzo De Castellotti - Primo piano)

Nel convento di Santa Maria delle Grazie di Monteprandone si può ammirare una delle testimonianze più antiche dell'arte del merletto: il camice di San Giacomo Della Marca (1394- 1476) di lino con bordo e tramezzo di merletto a fuselli a fili continui.

Nella chiesa della Collegiata Nuova ad Offida è conservato come reliquia il camice, ornato da un prezioso merletto a fuselli, indossato da San Gaspare Del Bufalo nei primi decenni dell'ottocento.

Il merletto a fuselli ha infatti trovato largo impiego anche in ambito liturgico nelle vesti e nell'arredo. Fili di lino o canapa (refe) abilmente lavorati diventavano ricchi bordi per tovaglie d'altare. Generalmente si trattava di alti merletti a filo continuo, a moduli, realizzati a punto nastrino (stradina) e punto antico, con motivi floreali e geometrici.

La lavorazione si faceva più "preziosa" quando veniva utilizzato filo metallico d'oro e d'argento, filato o lamellare. Nascevano così bordi e galloni destinati a decorare veli da calice, pianete, stole, piviali, in seta o taffetas, lavorati con motivi tessuti o ricami applicati in oro e argento.
Questa preziosità legata alle vesti sacre, vide il suo inizio con il riconoscimento della Chiesa da parte di Costantino ( IV sec.) e la conseguente libertà di culto e solennità delle cerimonie.
Al tempo dei Carolingi (VII sec.) si diede a ciascuna veste un significato simbolico, ciò contribuì al maggiore apprezzamento di tale oggetto ornato sempre più riccamente.

In questa sala sono esposti interessanti esempi di tovaglie e vesti sacerdotali prestati dai locali conventi.


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