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Sala I (Il tombolo e gli utensili da lavoro)In questa sala è esposta l'attrezzatura necessaria alla realizzazione dei merletti
Il tombolo o "lu capezzale" è il cuscino di varie misure imbottito generalmente di segatura di legno e ricoperto di tessuto: è l'oggetto sul quale le merlettaie offidane appoggiano e lavorano le loro creazioni.
In passato la fattura del tombolo cambiava a seconda di chi ne era la "proprietaria": le donne dei ceti popolari se lo costruivano in casa con il materiale che avevano a disposizione, mentre le "signore" o fanciulle di buona famiglia ne ricevevano spesso in dono modelli di qualità elevata.
Questi cuscini anche oggi vengono appoggiati su i reggi tombolo o trespoli in legno mobili, la cosiddetta "prepenna". Alcuni di questi piccoli oggetti in passato erano forniti di un cassettino per contenere gli attrezzi da lavoro.
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Sala II (Sala dei punti)Dall'osservazione attenta di un merletto è possibile rintracciare abilità, storia, tradizione creatività, in particolare la creatività femminile che trascina in fili ed incroci i propri sentimenti e la propria memoria.
Datare con precisione l'origine del merletto a fuselli è ancora materia di ricerca; la comparsa presunta si fa risalire "dopo quelli ad ago" con tracce documentarie dal 1500. Merletti utilizzati inizialmente quali passamani cioè nastri o cordoncini a fili continui di lino, sete policrome, canapa, fili d'oro ed argento usati come guarnizioni per abiti e tappezzerie.
Nell'evoluzione del merletto si è passati quindi dal semplice passamano, alla sua presenza come motivo di arricchimento dei colli e polsi quando si è sentita l'esigenza di ornamenti più leggeri e vaporosi rispetto a quelli ad ago.
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Sala III (La camera da letto)Cucire e ricamare sono pratiche oggi riservate a poche appassionate ma che per un lungo tempo hanno rappresentato l'universo e l'educazione femminile.
Le donne appartenenti a qualsiasi ceto sociale cominciavano ad applicarsi a questa arte sin da bambine, dapprima in casa e poi nei conventi o negli istituti religiosi dove si perfezionavano nella tecnica oltre che ricevere educazione ed istruzione attraverso l'attività delle mani.
Si ricamavano brani della Bibbia, proverbi, poesie, e si potenziavano le personali doti di precisione e pazienza, qualità indispensabili per diventare "donne oneste e di sani principi".
Le fanciulle delle classi più modeste frequentavano gli istituti religiosi e qui lavoravano con fervore, poiché imparare a ricamare bene era, per molte di loro, l'unico modo per procurarsi una dote ed assicurarsi un mestiere redditizio.
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Sala IV (Applicazioni del merletto)Il merletto a fuselli è meno rigido ma più solido del merletto ad ago, è più semplice ma contemporaneamente più geniale nel ricercare soluzioni nuove con i suoi intrecci a fili continui e non, che formano decori a nastrini ondulanti a punto tela, legati tra loro da treccine che costituiscono il fondo del lavoro.
Nato come naturale derivazione del ricamo, il merletto è collocabile tra le cosiddette "arti minori", all'interno delle quali ha trovato una propria autonomia espressiva rintracciabile in una editoria specializzata che dalla fine del 500 fino a tutto il 600 ha pubblicato in Italia, Francia e Germania numerosi repertori di modelli "guida" per il mercato dell'epoca. Tante sono le testimonianze di questa editoria, pur mancando riferimenti non mediati dal resto delle altre arti tessili e decorative.
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Sala V (La cappella)Nel convento di Santa Maria delle Grazie di Monteprandone si può ammirare una delle testimonianze più antiche dell'arte del merletto: il camice di San Giacomo Della Marca (1394- 1476) di lino con bordo e tramezzo di merletto a fuselli a fili continui.
Nella chiesa della Collegiata Nuova ad Offida è conservato come reliquia il camice, ornato da un prezioso merletto a fuselli, indossato da San Gaspare Del Bufalo nei primi decenni dell'ottocento.
Il merletto a fuselli ha infatti trovato largo impiego anche in ambito liturgico nelle vesti e nell'arredo. Fili di lino o canapa (refe) abilmente lavorati diventavano ricchi bordi per tovaglie d'altare. Generalmente si trattava di alti merletti a filo continuo, a moduli, realizzati a punto nastrino (stradina) e punto antico, con motivi floreali e geometrici.
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Sala VI (Laboratorio didattico)
Deposito
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